30 Luglio 2010
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Ambiente -
Energia - Gestione Rifiuti
Integrazione dell'articolo datata 31-07-2010: Aggiungo un link specifico sul biogas, in quanto la parte sotto si riferisce più alle biomasse che vengono bruciate, mentre nel caso dell'ipotesi di Felino si tratterebbe di biogas (che in alcuni casi viene chiamato bimasse, cosa che può generare confusione). Attacco qui il link alla definizione di biogas su wikipedia ed a un articolo su comunicati-stampa.net.
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In questi giorni a Felino, dopo l'uscita di un articolo su Gazzetta di Parma che parla della possibile costruzione di un impianto a biomasse a San Michele Tiorre, alcuni cittadini cercano di informarsi. Io sono fra questi, alla ricerca di riscontri il più possibile oggettivi, e segnalo alcune notizie interessanti, limitandomi ai dati di fatto.
In quasi tutti i luoghi dove è paventata la costruzione di questi impianti, vi è una forte contrarietà dei cittadini; senza allontanarci da Felino, segnalo il ruvido scambio di opinioni fra i Sindaci di Collecchio e Sala Baganza, dove alla fine si è accantonato il progetto perché ritenuto pericoloso; interessante la presa di posizione del Sindaco di Sala Baganza Cristina Merusi (PD). Interessante anche quanto sta succedendo a Fidenza.
Segnalo una interessante relazione del Dott. Giancarlo Anderle, dalla quale si evince che gli impianti a biomasse comportano rischi ed emettono sostanze inquinanti. Cito il Dott. Anderle in quanto il suo punto di vista è ben distante dagli "estremisti ambientalisti"; infatti questo Dirigente pubblico risulta indagato per aver concorso nel permettere emissioni illegali, come si legge sul sito Ecce Terra (articolo di Luca Petermaier, 5 dicembre 2009): <<Dopo tante polemiche scoppiate nelle precedenti inchieste l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente viene coinvolta direttamente nelle indagini con quattro dipendenti. Si tratta del dirigente Giancarlo Anderle e dei funzionari Alessandro Moltrer, Enrico Toso e Mauro Facchinelli. Tutti sono stati interrogati ieri in procura, ma solo gli ultimi due hanno scelto di rispondere. Per tutti l’accusa è abuso d’ufficio e concorso nelle emissioni illegali. Il motivo? L’aver autorizzato l’Acciaieria ad emettere diossine in concetrazioni mille volte superiori a quelle stabilite dal decreto ministeriale 31 gennaio 2005 che ha recepito una direttiva comunitaria che impone il limite massimo di 0,5 nanogrammi per normalmetrocubo. Il limite autorizzato dall’Appa è stato, fino all’agosto scorso, di 500 nanogrammi, ora rientrato a 0,5 dopo l’installazione del nuovo impianto di aspirazione. Da notare che le vicine acciaierie Valbruna di Bolzano rispettano un limite di 0,1 nanogrammi>>. Il Dott. Anderle ha una pessima reputazione presso chi è contrario alle nanopolveri (vedere ad esempio cosa ne pensa trentoinforma), quindi ritengo che il suo sia un parere non "ambientalista a tutti i costi", per questo motivo ho citato la sua relazione.